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Chiusura positiva per i principali indici europei: a Milano il Mibtel ha guadagnato lo 0,15%, a Francoforte il Dax ha registrato un +0,76%, a Parigi il Cac 40 ha segnato un +1,02% e a Londra il Ftse 100 ha chiuso con un +0,74%. I mercati hanno ridotto i guadagni nel finale a causa del ripiegamento degli indici statunitensi dai forti rialzi registrati all'inizio delle contrattazioni. Nella prima parte della seduta, tuttavia, i listini del Vecchio Continente avevano beneficiato in particolare dell'annuncio del piano messo a punto dal governo Usa per il salvataggio delle due principali agenzie erogatrici di mutui Fannie Mae e Freddie Mac, finite in grosse difficoltà nei giorni scorsi a causa di rumors relativi ad un livello di capitale inadeguato alla loro attività. Il piano prevede la possibilità che il dipartimento del Tesoro possa acquistare in caso di necessità titoli delle due agenzie, mentre la Fed ha dichiarato la sua disponibilità a concedere prestiti ai due gruppi. Interventi che sono stati accolti con favore dagli operatori perché riportano un po' di fiducia attorno al comparto finanziario statunitense, messo a dura prova anche venerdì scorso dall'annuncio del fallimento della banca californiana IndyMac, passata sotto il controllo della Federal Deposit Insurance. Seduta negativa anche per i titoli petroliferi su cui sono scattate le prese di beneficio dopo i forti rialzi di venerdì scorso innescati dal nuovo record del greggio. Saipem ha perso il 2,21%, Erg l'1,42% e Saras l'1,54%. Sul mercato valutario, infine, le difficoltà del comparto finanziario Usa continuano ad indebolire la moneta statunitense. Il cambio euro/dollaro è infatti ritornato a quotare sopra la soglia 1,59.
Chiusura negativa per i principali indici europei: a Milano il Mibtel sta perso il 2,03%, a Francoforte il Dax ha segnato un -1,43%, a Londra il Ftse 100 è sceso dell'1,31% e a Parigi il Cac 40 chiuso con un -1,54%. Il deludente indice di maggio sulle vendite in corso di abitazioni negli Stati Uniti, sceso del 4,7% rispetto al mese precedente contro attese per un più modesto -2,8%, ha avuto l'effetto di annullare il lento recupero che aveva caratterizzato la prima parte della seduta odierna. L'indicatore, infatti, riporta sotto i riflettori le difficoltà che sta vivendo il settore immobiliare statunitense che, insieme alla crisi in cui versa il settore del credito, rappresenta uno dei maggiori problemi per l'economia Usa. A questo proposito, sono servite a poco le parole del presidente della Fed, Ben Bernanke, che oggi si è detto disponibile a mantenere oltre la fine del 2008 lo strumento di finanziamento d'emergenza per le grandi società di Wall Stret per cercare di dare stabilità al mercato finanziario. Sul mercato valutario, infine, le dichiarazioni di Bernanke che lasciano aperta l'opzione di un intervento della Fed per aiutare gli istituti in difficoltà, hanno spinto il dollaro a recuperare terreno contro le altre principali valute. In questo momento il cambio euro/dollaro quota poco al di sopra di 1,564.
Proficua la sessione di oggi delle Borse europee, che portano a casa un buon risultato. Gli euroindici, infatti, guadagnano, in media piu' di un punto percentuale all'insegna di una settimana che comincia tutta in positivo. Dopo un avvio tonico e qualche incertezza a metà mattina, gli indici riprendono a cavalcare l'onda positiva dei Wall Street, che nel pomeriggio ha aperto e continua a mostrare un buon andamento.Bruxelles ha chiuso con un rialzo dell'1,69% a 3067,45 punti, Zurigo con un incremento dello 0,63% a 6815,73 punti, Parigi con un vantaggio dell'1,80% a 4342,59 punti ed Amsterdam con un progresso dell'1,92% a 411,12 punti. Bene anche Francoforte +1,97% a 6395,75 punti, Londra +1,60% a 5499,2 punti e Madrid +1,81% a quota 11979,1.Tra i settoriali il migliore è il comparto delle utilities che guadagna il 3,37% seguito dal settore dei trasporti che chiude con un +2,49%. Resta indietro il comparto retail, che lima lo 0,06% seguito da il settore farmaceutico che si ferma sulla parità. L'euro chiude sotto 1,57 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,5669 dollari, dopo aver oscillato tra un massimo di 1,5705 e un minimo di 1,5611 dollari. Euro/yen a 168,17 e dollari/yen a 107,57. Il biglietto verde risale dopo le dichiarazioni di Bush che, in vista del G8, ribadisce che la sua amministrazione appoggia un dollaro forte. Inoltre si rafforza per il calo del prezzo del petrolio, sceso a 141 dollari.
Si è chiusa un’altra giornata difficile per i mercati azionari europei, nel corso della quale l’operatività è stata condizionata dalla nuova fiammata del greggio (tornato a testare i 138 dollari al barile) innescata dalle tensioni tra Iran ed Israele, e dalle preoccupazioni per le critiche condizioni dell’economia americana (i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,3% ad aprile nelle 20 maggiori aree metropolitane Usa; l’indice che misura la fiducia dei consumatori statunitensi è sceso ai minimi dal 1992). In questo contesto sono aumentati i dubbi dei traders sull’orientamento di politica monetaria della Fed: gli operatori danno per scontato il fatto che domani la Banca Centrale Usa lascerà i tassi fermi al 2%; le incertezze sono legate, invece, alle prossime mosse. Nelle ultime settimane diversi esponenti della Federal Reserve hanno manifestato i loro timori per le forti pressioni inflazionistiche innescate dai prezzi record delle commodities; allo stesso tempo, però, si sono detti preoccupati per il rallentamento della crescita economica determinato dai problemi del mercato immobiliare e del credito. Il pericolo stagflazione ha spinto gli investitori a chiudere le posizioni: a Milano il Mibtel ha perso lo 0,81%, a Francoforte il Dax ha registrato un -0,81%, a Londra il Ftse100 ha ceduto lo 0,57% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un -0,83%. Sul mercato valutario l’euro è tornato a superare quota 1,56 contro il dollaro approfittando dei deboli dati sulla congiuntura Usa.
Chiusura in deciso ribasso per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha perso l’1,75%, a Francoforte il Dax ha registrato un -0,99%, a Londra il Ftse100 ha ceduto l’1,79% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un -1,44%. La seduta è stata condizionata dai rinnovati timori sullo stato di salute delle banche americane, timori alimentati da un rapporto di Goldman Sachs secondo cui gli istituti di credito statunitensi dovranno ricapitalizzarsi per almeno 65 mld di dollari. I conti trimestrali comunicati da Morgan Stanley non hanno contribuito a migliorare la situazione: la banca ha archiviato il secondo trimestre con un utile netto di 1 mld di dollari, più che dimezzato rispetto allo scorso anno (il dato è comunque superiore alle attese degli analisti) nonostante proventi straordinari per 1,4 mld generati dalla cessione di attività.
Sul mercato valutario non ci sono stati particolari movimenti: il cambio euro/USD si è mosso attorno a quota 1,55.
Si è chiusa una giornata decisamente positiva per i mercati azionari del Vecchio Continente, nel corso della quale gli operatori hanno preferito dare maggiore peso alle indicazioni incoraggianti arrivate dal fronte societario (Goldman Sachs ha presentato risultati trimestrali migliori delle attese) piuttosto che alle deludenti statistiche arrivate dall’economia americana ed europea: a Milano il Mibtel ha guadagnato lo 0,59%, a Francoforte il Dax ha registrato un +0,98%, a Londra il Ftse100 ha messo a segno un +1,16% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un +0,61%. Dai dati odierni sulla congiuntura statunitense emerge una situazione piuttosto allarmante: a maggio i prezzi alla produzione sono aumentati dell’1,4% su mese e del 7,2% su anno (+0,2% la componente core, valore che esclude energia ed alimentari), le costruzioni di nuove case sono diminuite del 3,3%, i permessi edilizi dell’1,3% e la produzione industriale dello 0,2%. Le cose non sono andate meglio in Europa: in Gran Bretagna l’inflazione si è portata a maggio ai massimi dal 1997 attestandosi al 3,3% e in Germania l’indice Zew (che misura la fiducia degli investitori) è peggiorato a -52,4 punti (ai minimi dal 1992). Gli investitori si trovano quindi ad operare in un contesto globale estremamente difficile caratterizzato da prezzi in aumento, a causa degli incrementi dei costi delle materie prime, e da un deciso rallentamento della crescita economica mondiale.
L'euro chiude sul folo di quota 1,55 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,5489 dopo aver oscillato tra un massimo di 1,5551 e un minimo di 1,5461 dollari. Euro/yen a 167,61 e dollaro/yen a 108,13. L'euro continua a restare su valori alti in previsione del riazlo dei tassi europei, che il prossimo 3 luglio dovrebbero salire di un quarto di punto.
Si è chiusa una seduta estremamente volatile per i mercati azionari europei, nel corso della quale gli indici hanno cambiato più volte direzione prima di terminare in rialzo: a Milano il Mibtel ha guadagnato lo 0,38%, a Francoforte il Dax ha registrato un +0,97%, a Londra il Ftse100 ha messo a segno un +1,17% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un +0,24%. I listini del Vecchio Continente hanno accelerato nel pomeriggio spinti da Wall Street, dove le notizie arrivate dal fronte del M&A (Anheuser-Busch, produttore statunitense che opera con il marchio Budweiser, ha ricevuto un’offerta d’acquisto da oltre 46 mld di dollari da parte della belga InBev) e le incoraggianti indicazioni sulle vendite al dettaglio (a maggio hanno sorpreso gli analisti registrando un +1% contro attese pari a +0,5%) hanno fatto passare in secondo piano i timori legati all’inflazione (il presidente della Fed di Philadelphia, Charles Plosser, ha dichiarato che la Banca Centrale deve prendere le decisioni necessarie per evitare che l’inflazione finisca fuori controllo e ha aggiunto che i tassi d’interesse negli Usa aumenteranno ma ha detto di non essere in grado di prevedere quando).
Il petrolio, invece, scivola di oltre il 3% al di sotto dei 132 dollari al barile, pesando sui settori energetici.
Sul mercato valutario è proseguita la correzione dell’euro nei confronti del dollaro: le statistiche sulle vendite al dettaglio negli Usa e le dichiarazioni di Plosser hanno spinto il cambio sotto quota 1,54.
Chiusura negativa per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha perso l’1,29%, a Francoforte il Dax ha registrato un -0,65%, a Londra il Ftse100 ha ceduto lo 0,55% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un -0,80%. L’operatività è stata condizionata dal nuovo allarme sull’inflazione lanciato ieri dal presidente della Fed, Ben Bernanke. Il numero uno della Banca Centrale ha dichiarato che gli ultimi aumenti dei prezzi energetici hanno aumentato i rischi d’inflazione e che la Federal Reserve è pronta ad intervenire per evitare che le aspettative d’inflazione mettano a rischio la crescita economica americana. Le parole di Bernanke hanno aumentato le probabilità di un aumento dei tassi d’interesse negli Usa: si tratta di una prospettiva poco gradita agli investitori in quanto questa mossa potrebbe determinare un’ulteriore contrazione dell’economia Usa e di conseguenza dei profitti societari. A Piazza Affari le vendite si sono fatte sentire soprattutto sui petroliferi nonostante le quotazioni record del greggio,petrolio poco sotto i 136 dollari al barile, nonostante l'AIE abbia nuovamente rivisto al ribasso le stime sulla domanda 2008.
Sul mercato valutario ci sono stati movimenti piuttosto interessanti: la possibilità di un aumento del costo del denaro negli Stati Uniti hanno permesso al dollaro di recuperare terreno contro l’euro. Il cambio si è così riportato sotto quota 1,55.
Dopo le pesanti vendite di venerdì scorso gli operatori hanno preferito mantenere un atteggiamento piuttosto prudente: a Milano il Mibtel ha perso lo 0,19%, a Francoforte il Dax ha registrato un +0,17%, a Londra il Ftse100 ha ceduto lo 0,49% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un +0,08%. In assenza di dati macroeconomici di particolare rilevanza sono state le indicazioni arrivate dal fronte societario americano a tenere banco: Lehman Brothers ha anticipato la diffusione dei risultati del secondo trimestre, dai quali è emersa una perdita di 2,8 mld di dollari, la prima da quando la società è quotata. Il gruppo ha aggiunto di volere rafforzare la base patrimoniale con un aumento di capitale da 6 mld di dollari. La notizia ha alimentato le vendite sul settore in Europa. A Piazza Affari Unicredit ha perso l’1,08%, Banco Popolare il 3,29% e Bca Pop Milano l’1,43%. Si è chiusa una giornata negativa anche per i ciclici: i prezzi record del greggio (Goldman Sachs ha previsto il raggiungimento di quota 150 dollari al barile entro l’estate) e i problemi del mercato immobiliare e del mercato del credito rischiano di innescare una brusca contrazione dei consumi e di conseguenza dei profitti aziendali. Sul mercato valutario il dollaro ha approfittato dei positivi dati sul mercato immobiliare Usa (l’indice pending home sales è aumentato ad aprile del 6,3%) per recuperare terreno nei confronti dell’euro: il cambio si è così riportato a ridosso di quota 1,57 per poi scendere a quasi a 1.56.
Si è chiusa una giornata estremamente volatile per i mercati azionari europei, nel corso della quale l’operatività è stata condizionata soprattutto dalle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Bce dopo la decisione di mantenere i tassi d’interesse fermi al 4% nella Zona Euro. Trichet ha sorpreso gli investitori dicendo che nella prossima riunione di luglio la Bce potrebbe aumentare il costo del denaro per cercare di arginare le maggiori pressioni inflazionistiche (le stime d’inflazione per il 2008 sono state riviste a 3,2-3,6% da 2,9% e quelle per il 2009 a 1,8-3% da 2,1%). La notizia ha fatto passare in secondo piano le incoraggianti indicazioni arrivate da Wall Street (le vendite same-store di diverse società sono aumentate oltre le attese e le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono diminuite oltre le aspettative) e innescato le vendite sui listini azionari del Vecchio Continente (un rialzo dei tassi potrebbe ulteriormente rallentare la crescita economica dell’area), che hanno praticamente azzerato i guadagni accumulati fino a quel momento: a Milano il Mibtel ha guadagnato lo 0,33%, a Francoforte il Dax ha registrato un -0,34%, a Londra il Ftse100 ha messo a segno un +0,42% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un -0,16%. Le parole di Trichet hanno avuto un impatto immediato anche sui mercati valutari, dove l’euro è tornato a rafforzarsi contro il dollaro superando quota 1,5550.
Il denaro è tornato anche sul comparto petroliero. Le quotazioni del greggio hanno ripreso a salire grazie agli acquisti alimentati dalla debolezza del biglietto verde
Dopo i pesanti ribassi della vigilia i listini del Vecchio Continente sono riusciti a mettere a segno un timido rimbalzo: a Milano il Mibtel ha guadagnato lo 0,42%, a Francoforte il Dax ha registrato un +0,15%, a Londra il Ftse100 ha messo a segno un +0,83% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un +0,98%. La situazione sui mercati resta comunque piuttosto tesa: continuano infatti a pesare i problemi del settore immobiliare e di quello creditizio e il pericolo inflazione. Sul mercato valutario ci sono stati movimenti piuttosto interessanti. L’euro si è fortemente apprezzato contro il dollaro nella prima parte della giornata sulla scia delle indicazioni arrivate dal fronte macroeconomico europeo (il Pil del primo trimestre è stato rivisto a +0,8% da +0,7% e i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,8% ad aprile). Nel pomeriggio c’è stata una brusca inversione di tendenza che ha portato il cambio da 1,56 a 1,54. Il recupero del biglietto verde è stato innescato da alcune dichiarazioni rilasciate dal presidente della Fed: Bernanke ha lanciato un allarme sui rischi che il dollaro debole pone in termini d’inflazione. Anche per la Banca Centrale americana la lotta all’inflazione potrebbe diventare una priorità (così come lo è per la Bce) e questo potrebbe portare ad un cambio di rotta nella politica monetaria statunitense: non sono quindi da escludere aumenti dei tassi d’interesse dopo i drastici tagli di questi mesi. Il dollaro è stato aiutato anche dal positivo dato di aprile sugli ordini all’industria negli Usa: +1,1% contro attese pari a -0,1%.
Chiusura contrastata per i principali indici europei: a Milano il Mibtel ha chiuso in rialzo dello 0,11%, a Francoforte il Dax ha registrato un +0,30%, a Parigi il Cac 40 ha segnato un +0,10% mentre a Londra l’indice Ftse 100 ha perso lo 0,01%. La revisione al rialzo della crescita del Pil statunitense, salito a +0,9% dal +0,6% indicato nella prima lettura centrando le attese degli analisti, non è riuscita a dissipare i timori che continuano a condizionare l'operatività sui mercati. Il comunicato che ha accompagnato il dato, infatti, ha evidenziato che l'economia statunitense per ora non mostra segni di ripresa, con il valore delle case che continua a scendere ed i consumi frenati dai rincari dei prodotti alimentari e petroliferi. Non è stato quindi accolto con favore il nuovo rialzo del prezzo del greggio, tornato a ridosso dei 131 dollari al barile dopo l'annuncio del dato sulle scorte strategiche statunitensi che hanno registrato un calo di 8,8 milioni di barili nell'ultima settimana. Per quanto riguarda il mercato valutario, infine, l'euro continua a deprezzarsi contro il dollaro tornando a quotare poco al di sopra della rilevante soglia fissata a 1,55, in attesa del discorso di stasera di Bernanke...
Chiusura negativa per i principali indici europei: a Milano il Mibtel ha chiuso in rialzo dello 0,49%, a Francoforte il Dax ha registrato un +1,07%, a Parigi il Cac 40 ha segnato un +0,41% e a Londra l’indice Ftse 100 ha guadagnato lo 0,84%. La seduta appena conclusa è stata caratterizzata soprattutto dai ridotti volumi per la chiusura delle Piazze finanziarie di Londra e New York e per la mancanza di aggiornamenti di rilievo dal fronte macroeconomico. In assenza di particolari spunti, quindi, i mercati hanno continuato a risentire delle minacce inflazionistiche legate agli elevati prezzi del petrolio, che anche oggi ha continuato a mantenersi a ridosso dei livelli record della scorsa settimana. Per quanto riguarda i titoli di Piazza Affari, tra i titoli che hanno fatto peggio segnaliamo quelli del comparto bancario, penalizzati dal forte calo registrato dalla svizzera Ubs sui timori di nuove possibili svalutazioni legate alla crisi dei mutui subprime statunitensi. La Banca Popolare di Milano ha perso l'1,69%, Unicredit l'1,82% e Banca Mps lo 0,92%. Si è mossa in controtendenza invece il Banco Popolare che ha guadagnato lo 0,55%. Sempre sul listino principale ha perso terreno anche Finmeccanica (-0,41%) nonostante l'accordo siglato con Boeing e la decisione del ministero del Tesoro di confermare l'attuale presidente Pierfrancesco Guarguaglini nella lista che presenterà alla prossima assemblea. E' stata una seduta positiva, invece, per i titoli del comparto cementifero, come Italcementi (+0,46%) e Buzzi Unicem (+0,74%), e per le utilities, come A2A (+1,14%), Enel (+0,24%) e Snam Rete Gas (+0,57%). Ha terminato le contrattazioni in frazionale rialzo anche Eni (+0,08%) dopo aver annunciato di essere stata selezionata da Suez per trattare in esclusiva l'acquisto del 57,25% della Belga Distrigas. Per quanto riguarda il mercato valutario, infine, il cambio euro/dollaro ha ripreso a guadagnare terreno tornando a quotare poco al di sotto dell'importante soglia di 1,58.
Dopo il timido rimbalzo di ieri sui listini del Vecchio Continente sono tornate a dominare le vendite: a Milano il Mibtel ha archiviato un -1,10%, a Francoforte il Dax ha perso l’1,79%, a Londra il Ftse100 ha registrato un -1,27% e a Parigi il Cac40 ha ceduto l’1,89%. La situazione sui mercati è peggiorata nell’ultima ora di contrattazioni in seguito alla diffusione dei dati di aprile sul mercato immobiliare Usa: -1% le vendite di case esistenti, ma soprattutto -8% i prezzi di vendita. E’ questo il dato che ha maggiormente allarmato gli investitori, in quanto negli ultimi anni i consumi negli Stati Uniti sono stati alimentati proprio dall’incremento dei prezzi degli immobili. Questa inversione di tendenza mette quindi a rischio la capacità di spesa delle famiglie, voce che costituisce i 2/3 del Pil americano. Ma non è solo il rallentamento dell’economia statunitense a preoccupare, il problema è che contemporaneamente stanno aumentando le pressioni inflazionistiche e quindi il vero pericolo è che si possa andare incontro ad una stagflazione, cioè un periodo caratterizzato da una crescita economica nulla e allo stesso tempo da un’elevata inflazione. A Piazza Affari si è chiusa un’altra giornata difficile per Fiat, che ha perso il 2,11% in linea con il settore auto in Europa. Il titolo ha perso circa l’8% nelle ultime quattro sedute. Negli ultimi giorni il mercato ha iniziato a scontare la possibilità di una brusca frenata delle vendite a causa degli alti costi del greggio e delle materie prime. Ieri la stessa Ford ha annunciato il taglio della produzione per il 2008 e lo slittamento dei target finanziari. L’aumento del prezzo del petrolio, tornato sopra i 133 dollari al barile, non ha sostenuto il settore oil, sul quale sono scattate le prese di profitto dopo il forte rally degli ultimi due mesi. Eni ha perso l’1,97%, Saipem il 3,47% e Tenaris il 3,33%. Hanno chiuso in calo anche i bancari con Unicredit (-1,05%) e Banco Popolare (-2,69%). Si sono mosse in controtendenza L’Espresso e Mondadori con un +0,77% e un +1,08%. Sul mercato valutario l’euro si è rafforzato contro il dollaro dopo le deboli indicazioni sul mercato immobiliare americano: il cambio è tornato a testare quota 1,58.
Le principali piazze d'affari del vecchio continente si sono lasciate alle spalle una giornata che le ha viste partire cautamente positive, per poi avere uno slancio dall'indice IFO a metà mattinata e rallentare nel pomeriggio dietro Wall Street. I mercati americani infatti hanno esordito bene per poi evidenziare segnali di incertezza in scia ai nuovi record del greggio oltre i 132 dollari al barile, dopo il dato americano sulle scorte peggiore dlele attese. Tra le piazze d'affari europee la peggiore è Francoforte in discesa dell'1,9% a 7.040,83 punti, seguita da Madrid in perdita più contenuta dello 0,96% a 13.857,2. Bruxelles e Zurigo flettono rispettivamente dello 0,82% a 3.765,79 punti e dello 0,81% a 7.564,49 punti, mentre Parigi segna una performance moderatamente negativa dello 0,54% a 5.027,55 punti. Intorno alla parità Londra ed Amsterdam; la prima sotto la parità dello 0,03% a 6.189,8 punti e l'altra in campo positivo dello 0,07% a 487,62 punti. Questa sera alle 20 la pubblicazione dei verbali della FOMC che ci daranno una prospettiva dell'andamento americano per il prossimo periodo..
Finale positivo per le principali borse del Vecchio Continente, dove si registrano tutti segni positivi, dopo una mattinata trascorsa all'insegna dell'incertezza. Un soffio di aria nuova è giunto nel primo pomeriggio, in coincidenza con la diffusione del dato sull'inflazione statunitense, che ha evidenziato una crescita dei prezzi al consumo nel mese di aprile, ma più contenuta del previsto. Poco mosso il mercato valutario, con il cross eur/usd stabile a 1,5463 dollari ed il cable usd/yen sopra quota 105 yen. In calo invece il prezzo del petrolio, a 124,83 dollari al barile, dopo l'aumento degli stock di petrolio e distillati.
Piazza Affari continua la seduta pomeridiana in ribasso, in sintonia con le altre borse europee e con Wall Street. I mercati sono intimoriti dagli elevati prezzi del petrolio, oltre 126 dollari al barile, e dai conti trimestrali deludenti dell'americana AIG. Non sono servite a risollevare l'umore le buone notizie giunte dal fronte macroeconomico, con il deficit della bilancia commerciale statunitense di marzo sceso più delle attese a 58,2 mld di dollari. Dal fronte valutario, il dollaro risulta in calo rispetto ai valori di chiusura di ieri, penalizzato dall'apprezzamento dell'oro nero.L'indice Mibtel mostra un ribasso dell'1,15%, l'S&P/Mib un calo dell'1,25% ed il Midex una flessione dell'1,11%.
Chiusura contrastata per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha perso l’1,04%, a Francoforte il Dax ha archiviato un -0,06%, a Londra il Ftse100 ha registrato un +0,16% e a Parigi il Cac40 ha ceduto lo 0,39%. L’operatività è stata condizionata dalle preoccupazioni manifestate dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, per l’andamento dell’inflazione. Nel commentare la decisione di lasciare i tassi d’interesse fermi al 4%, il numero uno della Banca Centrale Europea ha ribadito che l’inflazione rappresenta la maggiore preoccupazione e che i rischi sono al rialzo a causa della crescita dei prezzi dell’energia (il petrolio continua ad essere trattato attorno ai 124 dollari al barile) e dei generi alimentari, nonché delle rivendicazioni salariali. Anche la Banca d’Inghilterra ha deciso di lasciare il costo del denaro invariato al 5%. Sul mercato valutario l’euro è tornato a rafforzarsi contro il dollaro dopo le considerazioni di Trichet sull’inflazione: il cambio si è riportato sopra quota 1,54.
Chiusura positiva per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha guadagnato lo 0,80%, a Francoforte il Dax ha archiviato un +0,84%, a Londra il Ftse100 ha registrato un +0,74% e a Parigi il Cac40 ha messo a segno un +0,68%. I listini del Vecchio Continente hanno accelerato nel pomeriggio sulla scia degli incoraggianti dati macroeconomici arrivati dagli Usa (la produttività nel primo trimestre è aumentata del 2,2% contro attese pari a +1,5%). Tali statistiche, che seguono quelle della scorsa settimana sul Pil e sul mercato del lavoro, hanno ulteriormente rafforzato la convinzione tra gli investitori che il peggio per l’economia statunitense possa essere alle spalle, questo nonostante le maggiori pressioni inflazionistiche determinate dai prezzi record delle principali commodities (a partire dal petrolio) e le persistenti difficoltà del mercato immobiliare (soprattutto americano) e del credito. L'attenzione degli operatori è stata rivolta alle numerose trimestrali in agenda ed al prezzo del petrolio, dopo i massimi storici della vigilia. L'oro nero ha ritracciato nel pomeriggio sotto quota 122 usd/bar, sul calo maggiore del previsto delle scorte settimanali negli Stati Uniti. Sul mercato valutario il dollaro si è ulteriormente rafforzato contro l’euro (il cambio è sceso sotto quota 1,54) dopo che il presidente della Fed di Kansas City, Thomas Hoenig, ha detto che la Banca Centrale Usa deve essere pronta ad intervenire in tempo per evitare un forte aumento dei prezzi. Sembrano quindi essere aumentate le probabilità di un cambio di rotta della politica monetaria della Fed. In Europa c’è grande attesa per la riunione di domani della Bce: le aspettative sono per tassi fermi al 4%. www.trust-trading.it
Finale col segno meno per le borse europee, che tuttavia mostrano nel finale di seduta un pronto recupero sulla scia del miglioramento degli indici a stelle e strisce. Sui mercati è stato il petrolio a dominare la scena, con il Wti salito oltre i 122 dollari al barile, sulla debolezza del biglietto verde. Deludenti indicazioni arrivate dal settore finanziario sia in Europa (Ubs ha annunciato 5.500 licenziamenti per cercare di fare fronte alla crisi dei mutui e Swiss Re ha subito un dimezzamento dell’utile per via delle crescenti svalutazioni) che negli Usa (Fannie Mae ha riportato una perdita trimestrale di 2,5 mld di dollari a causa del peggioramento delle condizioni del mercato immobiliare; l’aumento delle inadempienze e dei pignoramenti si sta facendo sentire sui conti degli istituti di credito) gli operatori sono riusciti a mantenere i nervi ben saldi in attesa dei conti di Cisco Systems che verranno resi noti questa sera a mercati americani chiusi.
L’ennesimo record registrato dal prezzo del petrolio a New York (ha superato anche i 120 dollari al barile sulla scia delle crescenti tensioni in Nigeria ed Iran) ha riproposto i timori legati all’inflazione e fatto passare in secondo piano le incoraggianti indicazioni arrivate dal fronte macroeconomico statunitense (l’Ism servizi è salito ad aprile a 52 punti; la soglia dei 50 punti separa una fase di espansione economica da una di contrazione). Gli operatori hanno così preferito mantenere un atteggiamento prudente dopo i forti rialzi della scorsa settimana: a Milano il Mibtel ha terminato la seduta invariato, a Francoforte il Dax ha archiviato un +0,13% e a Parigi il Cac40 ha ceduto lo 0,13%. Londra è rimasta chiusa per festività. La decisione di Microsoft di rinunciare all’acquisto di Yahoo non ha di certo contribuito a portare euforia sui listini. L’annuncio ha affossato Yahoo e trascinato al ribasso il Nasdaq. A Piazza Affari i riflettori sono stati puntati su Alitalia (il prezzo del titolo è rimasto fermo a 0,60 euro) dopo le indiscrezioni riportate dalla stampa sul possibile coinvolgimento di Lufthansa nella cordata italiana che dovrebbe rilevare la compagnia di bandiera. Sul mercato valutario l’euro non ha risentito delle positive indicazioni arrivate dagli Usa ed è tornato a rafforzarsi contro il dollaro; il cambio si è riportato sopra quota 1,55. www.trust-trading.it
Buoni valuta da spendere con gli euro per aumentare il potere d'acquisto. Un'idea già collaudata in alcune zone degli Usa, in Germania ed ora introdotta anche in Italia. Servono negozianti, imprenditori e consumatori che inizino ad usarli. Marco Saba, ospite di Daniele Martinelli ne L'Espresso illustra il progetto.
Chiusura in leggero ribasso per le Borse Europee a causa dei dati non positivi provenienti dal fronte americano, soprattutto per il calo della fiducia dei consumatori ad aprile a 62,3 punti dai 65,9 di marzo (dato rivisto). Il dato, che si è attestato ai minimi dall'aprile 2003, è risultato comunque migliore delle attese degli analisti. Inoltre nella conferenza stampa tenutasi oggi il presidente Bush ha anticipato che il dato riguardante il pil, che verrà reso noto domani, rileverà un rallentamento, anzi quasi una stasi dell'economia americana. Dal fronte monetario l'euro ha mantenuto quasi invariata la sua quota, anche se in leggera discesa, nei confronti del dollaro oscillando tra 1,5540 e 1.5659. Sicuramente da questo fronte si attende la FOMC per domani sera sulla decisione tassi d'interesse, anche se si prevede forse un ulteriore ribasso di 0,25.. Attendiamo i dati importanti di domani per dare maggiori info sulle tendenze dei mercati..
Chiusura contrastata per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha perso lo 0,13%, a Francoforte il Dax ha guadagnato lo 0,42%, a Londra il Ftse100 ha registrato un +0,12% e a Parigi il Cac40 ha messo a segno un +0,69%. L’operatività è stata condizionata da un lato dalle buone notizie arrivate dal fronte societario (è ripresa l’attività di M&A negli Usa con Mars che ha acquistato Wrigley per 23 mld di dollari in contanti; JP Morgan ha previsto svalutazioni in calo per le banche europee nei prossimi mesi) e dall’altro dalle incertezze sulle prossime mosse di politica monetaria della Fed. L’inarrestabile ascesa delle quotazioni del greggio (è tornato a testare i 120 USD al barile complici le tensioni in Nigeria ed Iran; il presidente dell’Opec non ha escluso che il prezzo possa salire fino a 200 USD) e dei generi alimentari ha rafforzato i timori degli operatori legati ad una crescita incontrollata dei prezzi e aumentato le probabilità di uno stop ai tagli del costo del denaro per evitare tale rischio. La Banca Centrale americana comunicherà la sua decisione mercoledì e nello stesso giorno verranno resi noti i dati sul Pil Usa del primo trimestre. In settimana sono attese altre statistiche macroeconomiche importanti dagli Stati Uniti: indice Pmi di Chicago (mercoledì), spese e redditi personali (giovedì), Ism manifatturiero (giovedì), tasso di disoccupazione e nuovi posti di lavoro creati (venerdì). L'euro chiude sotto 1,57 dollari dopo aver toccato un minimo di 1,5594. La moneta unica perde terreno contro il dollaro ed e' scambiata a 1,5644 sul finale in una seduta caratterizzata dal taglio delle previsioni di crescita Ue e dalle parole del presidente dell Bce, Jean-Claude Trichet, che ha definitivamente allontanato la prospettiva di un taglio dei tassi ribadendo che l'obiettivo della banca centrale resta la stabilita' dei prezzi. La Commissione europea dal canto suo ha ridotto le stime di crescita per la zona euro all'1,7% dall'1,8% indicato a febbraio. Ora gli occhi sono puntati sulle prossime mosse della Fed. La riunione del Fomc e' in programma per mercoledi' e i mercati sono pronti a scommettere che la banca centrale Usa procedera' a un nuovo taglio, forse l'ultimo, di 25 punti base. Aspettiamo le prossime mosse per mercoledì..
Il crollo della fiducia dei consumatori americani registrato ad aprile (ai minimi dal 1982 per via delle preoccupazioni sollevate dall’inflazione e dal continuo indebolimento del mercato immobiliare) e le deboli indicazioni fornite da Microsoft per i prossimi trimestri, non sono riusciti a compromettere il rally delle Borse europee innescato dai risultati migliori delle attese comunicati da gruppi del calibro di Ericsson, Volvo e Man: a Milano il Mibtel ha guadagnato l’1,12%, a Francoforte il Dax ha archiviato un +1,10%, a Londra il Ftse100 ha registrato un +0,67% e a Parigi il Cac40 ha messo a segno un +0,99%. A Piazza Affari la seduta è stata caratterizzata da scambi piuttosto limitati per via della giornata festiva. I movimenti di maggiore interesse sono stati registrati tra gli industriali dove spiccano il +5,09% di Fiat (ha continuato a trarre beneficio dai brillanti conti trimestrali presentati alla vigilia e dall’ottimismo manifestato dall’amministratore delegato, Sergio Marchionne, sul raggiungimento dei target di fine anno), il +7,68% di Luxottica (ha chiuso il primo trimestre con un utile netto in calo del 19% a 103,7 mln di euro a causa della debolezza del dollaro, ma ha confermato gli obiettivi indicati ad inizio anno) e il +4,77% di Stm. Non sono mancati spunti interessanti anche tra i bancari. I riflettori sono stati puntati soprattutto su Bca Mps: l’aumento di capitale da 5 mld di euro varato per finanziare l’acquisizione di Antonveneta prenderà il via lunedì e le azioni saranno offerte a 1,5 euro. Il forte sconto a cui saranno offerti i titoli ha innervosito gli operatori provocando brusche oscillazioni in Borsa: dopo avere sfiorato una perdita di quasi il 10% il titolo ha invertito rotta chiudendo con un +2,19%. Nel settore si sono messi in evidenza anche Unicredit (+3,40%) e Bca Pop Milano (+2,66%). Si è chiusa un’altra seduta difficile per Alitalia (-13,62%): il cda ha comunicato di non avere ricevuto nessuna offerta dopo l’uscita di scena di Air France-Klm e ha ribadito che la società ha urgente bisogno di un aumento di capitale. Hanno pesato anche i dubbi manifestati da alcuni esponenti della Ue circa la legittimità del prestito-ponte da 300 mln di euro concesso dal Governo italiano. Sul mercato valutario l’euro ha approfittato dei deboli dati americani per riportarsi sopra quota 1,5650 contro il dollaro dopo avere toccato un minimo intraday a 1,5557. www.trust-trading.it
Si è chiusa una giornata estremamente volatile per i mercati azionari europei, con gli indici che hanno cambiato direzione più volte prima del deciso recupero registrato nelle ultime battute.I listini del Vecchio Continente hanno tratto beneficio dalla partenza positiva di Wall Street che ha sfruttato sia l’effetto Boeing (l’utile nel primo trimestre è salito a 1,2 mld di dollari) sia l’aumento registrato dalle scorte di greggio negli Usa nell’ultima settimana (+2,4 mln contro attese pari a +2,1 mln) che ha fatto scendere le quotazioni del petrolio sotto i 117 dollari al barile e allentato i timori legati ad un’inflazione fuori controllo (la situazione resta comunque critica). Per quanto riguarda i mercati valutari l'euro dopo i record dei giorni scorsi ha evidenziato un freno nella giornata odierna tornando sotto quota 1.59 dopo che il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, ha corretto il tiro, dopo che ieri le sue dichiarazioni su un possibile rialzo dei tassi europei da parte della Bce avevano fatto schizzare l'euro sopra 1,60 dollari. In un'intervista al Wall Street Journal Noyer ha spiegato invece che i mercati hanno frainteso le sue parole, precisando che la banca centrale europea potra' operare nei due sensi e cioe' sia alzando che abbassando i tassi. Una precisazione che ha fatto ripiegare la moneta europea dai massimi, in attesa del discorso di domani del presidente Trichet! Sono giorni un pò altalenanti anzi con molta volatilità e non è facile capire cosa vorranno fare i mercati e quali prospettive si possono più o meno avere..L'attesa è molto alta per il mercato americano e la sua crisi, si aspettano cenni positivi per un pò di fiducia da parte degli investitori e analisti, anche se le previsioni non sono a breve termine.. Intanto speriamo in un possibile ribasso dei tassi d'interesse anche in Europa per far respirare un pò l'economia e cercare di farla leggermente ripartire insieme ad un ribasso dei prezzi, anche se buone prospettive col caro petrolio non ce ne sono.. vedremo se l'aumento di produzione dei barile giornaliero deciso oggi faranno dare un pò di tregua al continuo rialzo del prezzo per una maggiore offerta sul mercato. Nella speranza che tutto ciò accada noi continuiamo il nostro lavoro e servizio per chi vuole investire su mercati Eurex-forex-futures! A domani... www.trust-trading.it
Dopo un recupero nella seconda parte della mattinata delle borse Europee dopo un inizio non del tutto positivo tornano in segno negativo con l'apertura di Wall Street a causa dei risultati di Texes Instruments, usciti dopo la chiusura di ieri della borsa americana. La Texas ha deluso i mercati soprattutto per quanto riguarda il suo outlook. A questo calo delle borse si sono verificati due nuovi record: quello del petrolio a 118,47 dollari al barile ormai previsto per i 120 e quello dell'euro sul dollaro raggiunta la quota di 1.60!! Mercati molto dinamici a causa delle varie notizie che escono sui mercati e sulle prospettive di un'economia Americana debole a causa della grossa crisi dei mutui che la rende molto volubile! Giornata che chiuderà senza nessun particolare cambiamento sugli andamenti dei mercati! Si attenderanno le notizie economiche dei prossimi giorni a dar un'idea dell'andamento economico-finanziari Americano ed Europeo!! In attesa di qualche delucidazione migliore noi continuiamo a lavorare con i nostri Trend System e a migliorarci.. Anche oggi giornata molto soddisfacente dal punto di vista risultati.. www.trust-trading.it Buona serata..
Chiusura di settimana molto positiva per i mercati Europei grazie alle notizie provenienti dal comparto finanziario. In scia alla buona tenuta della borsa di Wall Street, galvanizzata dalle buone trimestrali di alcune big, ma soprattutto dalla trimestrale Citigroup, che ha contribuito a sostenere i titoli bancari. Per quanto riguarda il mercato valutario oggi si è avuto un rafforzamento del dollaro nei confronti dell'Euro che hanno portato ad un piccolo ribasso del prezzo del petrolio dopo i record dei giorno scorsi. Questa positività ha portato ad un ottimo rialzo dell'indice Sp/mib che ci ha permesso di chiudere la nostra posizione long con un'ottimo risultato, nonchè buoni risultati negli altri indici Futures attraverso i nostri TS.. Azionario positivo ha portato ad una caduta dell'obbligazionario e di conseguenza dell'indice Bund. Anche qui buoni risultati sfruttando al meglio il trend di giornata . Per vedere le varie performance visitate il sito www.trust-trading.it e troverete tutte le info. Da lunedì vedremo se questa tendenza positiva verrà confermata dalle varie macro economiche e notizie societarie! Per ora ottimi rialzi in questi ultimi giorni di borsa che fanno prospettare agli operatori un pò di positività. Nuovo aggiornamento a lunedì.. Buon week-end a tutti.
Dopo i forti rialzi della vigilia sui listini del Vecchio Continente sono scattate le prese di profitto sulla scia dei risultati trimestrali non troppo convincenti rilasciati da Merrill Lynch (ha registrato una perdita di 2 mld di dollari) e Nokia (l’utile ha mancato le attese degli analisti): a Milano il Mibtel ha perso lo 0,31%, a Francoforte il Dax ha archiviato un -0,31%, a Londra il Ftse100 ha registrato un -1,08% mentre a Parigi il Cac40 ha guadagnato lo 0,15%. Le indicazioni macroeconomiche arrivate sia dall’Europa che dagli Usa non hanno contribuito a migliorare il clima sui mercati: la Bce ha sottolineato che esistono pressioni al rialzo sull’inflazione e che questa rappresenta una minaccia per la crescita, mentre i dati sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti (+17 mila a 372 mila) e quelli sull’indice Fed di Philadelphia (sceso a -24,9 punti ad aprile) hanno confermato ancora una volta le difficoltà della congiuntura americana (una boccata d’ossigeno è arrivata dal leading indicator, salito a marzo dello 0,1%). Il tonfo di Nokia ha trascinato al ribasso l’intero comparto tecnologico europeo. A Piazza Affari ne ha risentito soprattutto Stm (la società finlandese è uno dei principali clienti del gruppo) che ha perso l’1,27%. Il nuovo record registrato dal prezzo del greggio (ha superato anche i 115 dollari) non è riuscito a scaldare i titoli del settore: Eni ha archiviato un +0,13% e Saipem un +0,07%. Spunti interessanti sono stati registrati sul Midex dove spicca il +9,77% di Banca Italease e il +1,89% di Tiscali. Su quest’ultima continuano a rincorrersi i rumors sui soggetti interessati a rilevare la società. Sul mercato valutario l’euro ha aggiornato il record storico nei confronti del dollaro toccando quota 1,5983; l’allarme inflazione scattato dopo i dati di ieri sui prezzi al consumo nell’Eurozona ha spinto gli operatori a scommettere su un possibile aumento del costo del denaro da parte della Bce.
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