I prestiti tassi zero
Le pubblicità di finanziamento o prestito sono accompagnate da due sigle, TAN (tasso annuo nominale) e TAEG (tasso annuo effettivo globale). Il primo serve ai finanziatori per calcolare l’ammontare delle rate e, quando le rate sono già presenti nella pubblicità, getta soltanto fumo negli occhi; il secondo, quello utile ai consumatori, serve per valutare la convenienza di un prestito, ma non ci si fa alcun calcolo. Se ad esempio le condizioni di un prestito determinano un TAEG del i 5% e con quelle di un altro si arriva ad un TAEG del 20%, il primo prestito è migliore, perché il TAEG è minore. Il TAEG è come la febbre: meno è, meglio è. Distinguere fra i due concetti di tasso è utile in particolare quando si tratta dei “tassi zero’ . In senso proprio un tasso (un TAEG) è davvero zero se la somma di tutto quello che il debitore paga (rate e spese) è uguale al finanziamento ricevuto. Tanto prendo, tanto ripago.Nelle pubblicità di finanziamento invece tasso zero significa che è zero il TAN, cioè che la somma delle sole rate è uguale al finanziamento-prestito. Ma il debitore paga anche spese varie: istruttoria, assicurazioni imposte dalla finanziaria, spese per il pagamento di ogni rata e altro.
A volte poi c’è un costo ancor più nascosto delle spese: lo sconto per chi paga in contanti, negato a chi paga a rate. In tal caso, quelli che pagano a rate sono penalizzati. Si può chiamare come si vuole questa penalizzazione, ma in sostanza sono interessi, dato che dipendono soltanto dal fatto di pagare a rate. Ad esempio, nelle pubblicità è scritto che l’acquisto di un computer è finanziato per 2000 euro, da restituire in 10 rate da 200 euro. In questo modo si restituisce soltanto il capitale e non sì paga una lira di interesse, quindi il tasso è zero. Se il computer fosse venduto alle stesse condizioni sia per contanti sia a rate, sarebbe effettivamente così. Tuttavia, a chi compra in contanti viene fatto uno sconto, ad esempio di 500 euro. Se chi compra a rate paga 500 euro in più dì chi compra in contanti, la differenza può essere chiamata sconto dal venditore, ma di fatto si tratta di interessi.
Purtroppo non è possibile disciplinare per legge l’intenzione di un negoziante di praticare sconti; l’unica possibilità è che ogni cliente chieda chiaramente al negoziante quale sarebbe lo sconto pagando in contanti e se per caso c’è uno sconto anche pagando a rate.
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