Come "non" pagare i debiti e vivere felici.


NEGLI ULTIMI ANNI, IL LIVELLO DI INDEBITAMENTO IN ITALIA, HA CONOSCIUTO TASSI DI CRESCITA RECORD, MAI VISTI PRIMA.

Anche se, statisticamente, non siamo ancora ai livelli europei, e ben al di sotto di quelli statunitensi, da popolo di risparmiatori ci stiamo velocemente trasformando in popolo di consumatori.

A rate…

Rate che milioni di italiani non pagano, o pagano con difficoltà.

Ma se le statistiche dicono che siamo la Cenerentola d’Europa quanto a indebitamento delle famiglie, i dati ufficiali Istat ci dicono però che in Italia vivono in condizioni di povertà relativa più di 2.600.000 famiglie, ossia oltre 7,5 milioni di persone. E lo studio dell’Eurispes (giugno 2007), sulla condizione finanziaria delle famiglie italiane, ha rilevato circa 2,5 milioni di nuclei familiari a rischio povertà, ben 7 milioni di persone. Ma non solo, se fino a qualche anno fa l'incubo di un gran numero di famiglie era quello della “quarta settimana, ossia arrivare alla fine del mese senza il becco di un quattrino e quindi ritrovarsi nei guai qualora si fosse presentata un'improvvisa spesa, attualmente un gran numero di famiglie, sempre dai dati Eurispes, si ritrova ad avere problemi già allaterza settimana”. Al venti del mese, infatti, non riescono a far più quadrare il bilancio.

E, d’altra parte, con gli stipendi bloccati al 2001, sarebbe ben difficile il contrario…

Secondo l’Eurispes, solo 1 famiglia su 4 non ha problemi economici, tutti gli altri (76%) – chi più, chi meno - ammettono di dover tirare la cinghia.

Insomma, per un gran numero di italiani i soldi a propria disposizione non bastano ad arrivare a fine mese, ovvero bastano a mala pena, salvo imprevisti…

La ''novità'' della situazione fotografata dall’Eurispes, sta però nell'aver messo in luce l’incremento della cosiddetta “povertà in giacca e cravatta”, che colpisce i ceti medi, costretti a fare la fila alla mense della Caritas, a cui bussano sempre meno immigrati e sempre più italiani.

In sostanza, da una parte le statistiche ci vedono con un tasso di indebitamento, rispetto al PIL, modesto, intorno al 18%, molto inferiore al 108% dell’Inghilterra o anche il 37% della Francia, il 45% della Germania o il 58% della Spagna. Ma, sempre le statistiche, ci dicono anche altre cose:

a) I salari e gli stipendi sono rimasti bloccati da 7 anni a questa parte.

b) È sempre più diffusa la difficoltà delle famiglie italiane nel far fronte ai propri impegni. Una famiglia su dieci non riesce a pagare le utenze o il riscaldamento. Una famiglia su sei, l’abbigliamento o i trasporti. In queste condizioni, tali famiglie, per tentare di mantenere “il vecchio, dignitoso livello di vita” devono sempre più spesso fare ricorso al rinvio di pagamenti e/o indebitarsi sempre di più (dati Istat).

c) Il mercato del credito in Italia sta crescendo principalmente grazie ad un aumento del debito da parte dei medesimi soggetti (dati Experian).

d) Dai dati delle associazioni di categoria, le sole società di recupero hanno lavorato nel 2006 circa 30 milioni di pratiche. A queste vanno aggiunte quelle lavorate dai legali e dalle società di riscossone tributi.

e) Il rapporto tra debito e reddito disponibile è del 48% (dati Banca d’Italia, luglio 2007). Ossia i debiti coprono ormai quasi la metà del reddito della famiglia (sia detto per inciso, solo a marzo 2007 era il 46%). Un dato che, seppure inferiore al 59% della Francia, 93% della Spagna, 96% della Germania e 114% del Regno Unito, non ci pone più così distanti dalla media europea…

Se questi dati vengono letti tutti insieme, inquadrano meglio i “poveri in giacca e cravatta”, individuati dall’Euroispes, costretti a scegliere se mangiare o pagare le rate dei debiti (non necessariamente di origine finanziaria).

Infatti, come sarebbe altrimenti possibile che un indebitamento leggero, pari solo al 18% del PIL,(che per altro riguarda il solo indebitamento finanziario) possa produrre l’erosione della metà del reddito e decine di milioni di pratiche al recupero crediti?

Probabilmente perché ci troviamo in una situazione all’Italiana, completamente sbilanciata e a macchia di leopardo. Una situazione fotografata dai dati statistici secondo la visione di Trilussa della statistica: quella scienza, secondo la quale se io mi ingozzo un pollo intero e tu stai digiuno, statisticamente siamo ben nutriti entrambi…

In realtà appare drammaticamente evidente che in Italia, chi è indebitato - non solo finanziariamente, ma anche con lo Stato, la P.A., le Utilities, il condominio, il dentista, ecc. - tende ad essere, concretamente epericolosamente, sovraindebitato…

E questa situazione riguarda ormai milioni di individui!

Ebbene, questo libro è dedicato a tutti costoro ed anche a chi, pur non avendo problemi oggi, teme però che a causa di un imprevisto, ne potrebbe avere un domani.

Un manuale di autodifesa del debitore, che spiega ai lettori quando è possibile non pagare un debito e quando invece è indispensabile farlo. Come fare a riconoscere una situazione di crisi finanziaria e come fronteggiarla. Quali sono, oltre che i doveri, i diritti del debitore. Come fare per trattare efficacemente con i creditori e le loro agenzie di recupero o avvocati. Che cosa sono le centrali rischi e come vi si finisce dentro. E molto altro ancora.

Insomma, un vero e proprio manuale di guerriglia ai debiti ed educazione al credito - il primo in Italia – frutto di 25 anni di esperienza passati dall’altra parte della barricata a recuperare crediti. Un manuale che fornisce gli strumenti per non perdere, o riprendere in mano, il controllo della propria situazione finanziaria, evitare di entrare nella spirale del sovraindebitamento e, se purtroppo se ne è già dentro, a uscirne con meno danni possibile, per ricominciare, finalmente, a vivere Liberi dai Debiti.

NOTE BIOGRAFICHE DELL’AUTORE

GIANPAOLO LUZZI (1960 Napoli, ma livornese d’adozione) è uno dei massimi esperti italiani di gestione e recupero crediti. Fondatore e presidente del gruppo Studio Luzzi & Associati, suoi clienti sono alcune delle principali banche, finanziarie, leasing, utility e aziende commerciali del nostro paese. Socio fondatore e past president di Unirec – Confindustria S.I. (Unione Nazionale Imprese Recupero Crediti), giornalista pubblicista e direttore editoriale di Credit Village Magazine, è autore di numerosi libri sulla gestione dei crediti e loro riscossione (tra i quali: “L’arte di recuperare i crediti”, “Come recuperare i crediti per telefono” e “La qualità nel recupero crediti”, con Franco Angeli. “Il recupero crediti” e “Formulario pratico del recupero crediti” con FAG. “Guida alla gestione dei crediti in outsourcing” con Sole24Ore), oltre che docente nei più importanti seminari e convegni, sugli stessi argomenti (Ipsoa, Sole24Ore, Cegos, ecc.). Con questo libro lancia una nuova professione in Italia, quella del “credit counselor”.

estratto della prefazione al libro di FABIO PICCIOLINI, segretario nazionale ADICONSUM

Esiste una differenza sostanziale tra non potere e non volere pagare i debiti.

Da un’affermazione così semplice discendono almeno due considerazioni: il debito deve essere acceso per delle buone ragioni, sapendo che deve essere comunque restituito. Devono esistere forme di sostegno e di solidarietà per chi, a causa dei tanti casi della vita, non riesce a restituirlo.

Il prestito non è un peccato, a condizione che sia acceso in maniera responsabile, sia destinandolo alla soddisfazione di bisogni importanti e non rinviabili nel tempo e si sia ragionevolmente certi che sulla base delle proprie finanze, senza presupporre aleatori aumenti di stipendio o ipotetiche vincite, si possa rimborsarlo regolarmente tutti i mesi.

L’altra faccia della medaglia è l’indebitamento di sopravvivenza (per mangiare, per le medicine o per decine di altre cose) e quello che non si può rimborsare (per un incidente, per la perdita del posto di lavoro o per motivi ancora più gravi).

Nel primo caso esiste una possibilità di scelta o quantomeno un’alternativa, nel secondo non esiste nulla, solo la disperazione.

Tutti e due però necessitano di assistenza, magari con più simpatia per chi è stato più sfortunato, ma senza abbandonare neppure chi è stato meno prudente nelle scelte.

Il problema è però chi interviene e che tipo di aiuto può essere dato.

La situazione, purtroppo, è molto semplice: solo la società civile e la Chiesa sono veramente attivi per aiutare le persone di cui si sta trattando.

……….

Tra tutte le norme, una sola se applicata potrebbe avere un effetto straordinario per evitare le situazioni debitorie più gravi. Si tratta del “prestito responsabile” ovvero il coinvolgimento del creditore in termini di conoscenza della reale situazione economica del debitore, di consulenza e di offerta di prodotti idonei alle necessità del richiedente.

Una norma “rivoluzionaria” utile a modificare lo stesso titolo del libro, perché il debito non sarebbe possibile farlo senza conoscerlo e senza la certezza, del debitore e del creditore, che sarà rimborsato, per cui non sarebbe possibile “non pagare i debiti e vivere felici”.

martedì 8 luglio 2008
Inserito da: Liberi dai debiti, 12.19

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