
Fino alla seconda metà del 2006 il mercato immobiliare americano non aveva problemi: i prezzi delle case aumentavano, i
mutui venivano onorati con regolarità, e le banche tradizionali e quelle d’investimento cartolarizzavano mutui di qualunque tipo (trasformavano i crediti erogati dalle banche in obbligazioni).
Prima dello scoppio della crisi sui mutui, infatti, la tendenza degli istituti finanziari americani era quella di concedere finanziamenti per l’acquisto della prima casa anche a coloro che non disponevano di adeguate garanzie economiche e patrimoniali. Sapendo tuttavia di concedere prestiti rischiosi, le banche emittenti di questi subprime si sono affrettate a cartolarizzarli rivendendoli ad un altro soggetto; quest’ultimo, a sua volta, ha emesso nel mercato titoli obbligazionari strutturati, il cui rendimento dipendeva dalla riscossione o meno delle rate del mutuo. La logica alla base di questi prodotti sta nel fatto che proprio i sottoscrittori dei mutui, attraverso il pagamento delle rate, sono a garanzia del pagamento delle cedole e della restituzione del capitale delle obbligazioni: in poche parole, se gli americani non avessero pagato le rate del loro mutuo, gli obbligazionisti, cioè le banche e gli investitori istituzionali americani ed europei, non avrebbero visto tornare indietro il loro investimento.Quando i debitori si sono rivelati effettivamente insolventi – anche a causa dell’aumento dei tassi di interesse da parte della FED fino a quel momento forse eccessivamente bassi – si sono verificate principalmente due conseguenze:
Le banche che non avevano rivenduto i loro crediti molto rischiosi si sono ritrovate a corto di liquidità, conseguenza questa del mancato pagamento delle rate
Gli investitori che avevano acquistato le obbligazioni si sono trovate anch’esse a scarso di liquidità e con il valore dei titolo a livelli minimi, assai inferiori a quelli di acquisto.
Analizzando questo fenomeno sotto una visione più ampia e generale, vengono spontanee delle considerazioni.L’indebitamento delle famiglie americane si attesta intorno al 130%; la crisi del mercato dei mutui subprime ha generato perdite di oltre 200 miliardi di dollari per il mondo finanziario; il deficit della bilancia dei pagamenti si attesta intorno a 811 miliardi di dollari.
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