domenica 25 maggio 2008

La crisi dei mutui subprime subisce una metamorfosi

La crisi dei mutui subprime sembra stia subendo una metamorfosi. Tutto induce a ritenere che essa verrà superata attraverso la creazione di un’enorme bolla nel mercato delle materie prime, tra cui primeggia il petrolio, e soprattutto attraverso un periodo in cui sono destinati a coesistere bassa crescita ed inflazione in rialzo. In altre parole, sembra prospettarsi una versione aggiornata della stagflazione che caratterizzò l’economia occidentale negli anni Settanta. Come allora, stiamo assistendo alla combinazione di forti aumenti dei prezzi delle materie prime e delle derrate agricole e di politiche monetarie molto espansive. Questo scenario non è condiviso da molti analisti finanziari. Secondo questi ultimi, la crisi dei mutui subprime ha messo in moto un processo di contrazione del credito erogato dalle banche che inciderà negativamente sulla crescita e sull’occupazione e che quindi porterà ad una riduzione dell’inflazione. Quindi, a loro avviso, i tassi attuali di inflazione del 3,3% in Eurolandia e del 3,9% negli Stati Uniti sono destinati a scendere, poiché sono il «prodotto residuo» della crescita dell’anno scorso. E in effetti i cicli economici del passato molto spesso sono stati contraddistinti da un’inflazione che continuava a salire nei primi mesi di recessione o di forte rallentamento dell’economia. Costoro dimenticano però che la realtà attuale è ben diversa. Nella maggior parte dei cicli economici precedenti la recessione era provocata dalle politiche monetarie restrittive delle banche centrali tese a raffreddare la dinamica dei prezzi. In pratica, vi era il «canto del cigno» dell’inflazione prima che la recessione spezzasse il processo di rincorsa tra prezzi e salari.Oggi, invece, il forte rallentamento dell’economia americana e anche quello dell’economia europea, che si sta delineando, sono il frutto della crisi finanziaria. Per evitare una crisi sistemica, le banche centrali continuano ad iniettare miliardi e miliardi di liquidità nel sistema e la banca centrale americana ha addirittura ridotto i tassi di interesse al 2%, ossia ad un livello inferiore al tasso di inflazione, per cui oggi negli Stati Uniti i tassi in termini reali sono negativi. Quindi, sebbene per ragioni diverse, come negli anni Settanta, il rialzo dell’inflazione e l’impennata dei prezzi delle materie prime coincide con una politica monetaria fortemente espansiva. E’ dunque probabile che la tendenza all’aumento dei prezzi proseguirà, se la recessione americana non sarà lunga e forte e se l’economia europea riuscirà ad evitare un periodo di contrazione.

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