Chiusura negativa per i principali indici europei: a Milano il Mibtel ha chiuso in rialzo dello 0,49%, a Francoforte il Dax ha registrato un +1,07%, a Parigi il Cac 40 ha segnato un +0,41% e a Londra l’indice Ftse 100 ha guadagnato lo 0,84%. La seduta appena conclusa è stata caratterizzata soprattutto dai ridotti volumi per la chiusura delle Piazze finanziarie di Londra e New York e per la mancanza di aggiornamenti di rilievo dal fronte macroeconomico. In assenza di particolari spunti, quindi, i mercati hanno continuato a risentire delle minacce inflazionistiche legate agli elevati prezzi del petrolio, che anche oggi ha continuato a mantenersi a ridosso dei livelli record della scorsa settimana. Per quanto riguarda i titoli di Piazza Affari, tra i titoli che hanno fatto peggio segnaliamo quelli del comparto bancario, penalizzati dal forte calo registrato dalla svizzera Ubs sui timori di nuove possibili svalutazioni legate alla crisi dei mutui subprime statunitensi. La Banca Popolare di Milano ha perso l'1,69%, Unicredit l'1,82% e Banca Mps lo 0,92%. Si è mossa in controtendenza invece il Banco Popolare che ha guadagnato lo 0,55%. Sempre sul listino principale ha perso terreno anche Finmeccanica (-0,41%) nonostante l'accordo siglato con Boeing e la decisione del ministero del Tesoro di confermare l'attuale presidente Pierfrancesco Guarguaglini nella lista che presenterà alla prossima assemblea. E' stata una seduta positiva, invece, per i titoli del comparto cementifero, come Italcementi (+0,46%) e Buzzi Unicem (+0,74%), e per le utilities, come A2A (+1,14%), Enel (+0,24%) e Snam Rete Gas (+0,57%). Ha terminato le contrattazioni in frazionale rialzo anche Eni (+0,08%) dopo aver annunciato di essere stata selezionata da Suez per trattare in esclusiva l'acquisto del 57,25% della Belga Distrigas. Per quanto riguarda il mercato valutario, infine, il cambio euro/dollaro ha ripreso a guadagnare terreno tornando a quotare poco al di sotto dell'importante soglia di 1,58.
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