Quel tesoro di BankItalia...
Tocchera' a Giulio Tremonti, ministro in pectore dell'Economia, risolvere tra le pieghe dei primi documenti di bilancio per il 2009 il nodo del nuovo assetto azionario della Banca d'Italia, ora in mano a una sessantina di banche private, fra cui spiccano quelle dei gruppi Intesa Sanpaolo (complessivamente al 42% circa) e di UniCredit (oltre il 22%).
Secondo Milano Finanza, la sistemazione del quadro azionario di Palazzo Koch, secondo la norma, dovra' avvenire attraverso un regolamento, di cui pero' adesso non vi e' traccia. O meglio, ce n'era traccia nel disegno di legge di riforma delle Authority che pero' ormai e' lettera morta. La riforma cancellava il termine del dicembre 2008 e prevedeva un decreto legislativo "volto ad ampliare il novero dei possibili partecipanti al capitale della Banca d'Italia e a introdurre limiti al possesso azionario a garanzia dell'indipendenza della medesima".
Questa era la via preferita dal governatore Mario Draghi, espressa nella relazione del maggio 2007 ma ora tutto e' rimesso in discussione ed i tempi si fanno sempre piu' stretti.
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Secondo Milano Finanza, la sistemazione del quadro azionario di Palazzo Koch, secondo la norma, dovra' avvenire attraverso un regolamento, di cui pero' adesso non vi e' traccia. O meglio, ce n'era traccia nel disegno di legge di riforma delle Authority che pero' ormai e' lettera morta. La riforma cancellava il termine del dicembre 2008 e prevedeva un decreto legislativo "volto ad ampliare il novero dei possibili partecipanti al capitale della Banca d'Italia e a introdurre limiti al possesso azionario a garanzia dell'indipendenza della medesima".
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